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Castelli e Ciliege

LA VALLE PIÙ ORIENTALE DEL TERRITORIO VERONESE

La valle più orientale del territorio veronese comprende i borghi di Colognola ai Colli, Tregnago, Cazzano di Tramigna e Montecchia di Crosara, dove un meraviglioso paesaggio di vigne, ulivi e ciliegi condivide la scena con tanti monumenti portatori di storia.

L'itinerario è percorribile in automobile, sebbene ci siano piccole passeggiate che uniscono i luoghi d'interesse.

Colognola ai Colli (8505 abitanti) deve il suo nome al latino coloniola, piccola colonia: dopo il 148 a.C., anno di costruzione della via Postumia, vi si stabilirono i veterani dell'undicesima legione Claudia Pia Fedele creando un vicus romano. Si trova a 14 km ad est di Verona sulla strada Pronvinciale per San Bonifacio ed è all'imbocco della Val d'Illasi. E' formata da sei frazioni: Monte, Villa o Piano, San Zeno, Cadellara-Pieve, Strà e San Vittore.

In una ventina di minuti di auto si giunge a Tregnago (4902 abitanti). Il paese è uno dei centri più importanti della Val d'Illasi, abitata già dai Reti (antica popolazione originaria delle Alpi centro-orientali) in età preistorica. L'insediamento romano sorgeva lungo il Cardine Massimo dell'antica centuriazione dell'agro veronese atesino (percorso dal fiume Adige) e nei pressi la via Postumia che univa Genova e Aquileia: il toponimo Tregnago, infatti, pare ricondursi al latino terminiacus ovvero confine. In età medievale si costruì un castello, citato in alcuni documenti del 1259, fortificato durante la dominazione scaligera e donato al Comune da Cangrande Della Scala, Signore di Verona tra il 1291 e il 1329. L'edificio è oggi ridotto in pessime condizioni, ma sono ancora visibili la porta d'accesso e alcune torri. Di questo periodo è anche la Chiesa di San Dionigi, un piccolo edificio romanico ristrutturato nel 1369 da Domenico Murar in stile gotico. La chiesetta, che conserva preziosi affreschi del XVI secolo, in origine era parte di un complesso monastico dipendente dal monastero di San Zeno a Verona ed è oggi inglobata nella Villa Cuzzeri, già Erbisti.

L'edificio ecclesiastico più singolare di Tregango è la Pieve romanica di San Martino o Chiesa della Disciplina. L'esterno si presenta semplice e privo di elementi decorativi, eccezione fatta per il protiro che sovrasta il portale. Di particolare interesse sono gli affreschi interni del noto pittore veronese Nicolò Giolfino e una tela attribuita in parte al celebre Felice Brusasorzi.

Oltre agli edifici religiosi, nel paese si può visitare la settecentesca Villa Pellegrini, oggi sede municipale, che conserva opere del veronese Andrea Porta. Il paese conserva ancora i lavatoi in pietra locale che si usavano in passato e che fungevano come luogo di ritrovo. Il più antico si trova vicino alla chiesa parrochiale di Santa Maria Assunta, eretta nel 1789, in sostituzione della vecchia pieve dedicata a S.Maria, citata da una bolla papale di Eugenio III nel 1145. Altri si trovano in paese in Via Rì, a Marcemigo, a Scorgnano e a Cogollo.

Riscendendo lungo la "Strada dei Ciliegi" (Strada Provinciale 37/a), in una splendida cornice naturale, si arriva a Cazzano di Tramigna (1565 abitanti). Il toponimo Cazzano potrebbe ricondurre alla gens (stirpe romana) Cassia. Secondo altre ipotesi deriverebbe da gadum, luogo boschivo di caccia o da cadianum, luogo di mutatio (cambio dei cavalli) lungo la via romana Postumia. Tramigna è invece il nome del piccolo corso d'acqua che nasce da una risorgiva in centro al borgo.

In epoca romana Cazzano era parte del sopraccitato ager (estensione territoriale) atesino, come dimostrano alcune epigrafi scoperte nel territorio. Luoghi d'interesse sono: il santuario romanico di San Felice (IX-X secolo) che conserva al suo interno numerosi affreschi del maestro Cicogna e che ospitò papa Lucio III nel 1185; la Chiesa parocchiale di San Giorgio Martire, costruita alla fine dell'Ottocento su un edificio preesiste in parte conservato e la Chiesa romanica di San Pietro in Brian (inizio del XVI secolo). Infine, chi si ferma in piazza a Cazzano troverà una fontana chiamata Lago della Mora, in memoria di una particolare varietà di ciliegia coltivata in queste zone.

Questo lungo percorso termina a Montecchia di Crosara (4433 abitanti), raggiungibile in meno di venti minuti di macchina da Cazzano. Si trova nel mezzo della Valdalpone (dal fiume Alpone), a circa 33 km da Verona. Comprende le frazioni di Albarè, Castello, Grumolo, Meggiano, Tolotti.

Il nome Crosara si collega alla posizione geografica del paese, punto d'incrocio di varie vie e dei principali corsi d'acqua della zona. Dalla fine del X secolo il territorio divenne feudo del figlio di Umberto Maltraversi, signore di Padova e Vicenza, passando poi agli Scaglieri, signori di Verona nel XII secolo.

Durante il periodo scaligero il paese fu teatro di violenti scontri tra guelfi e ghibellini e vittima di saccheggi. Il castello che lo proteggeva fu definitivamente demolito da Vinciguerra Bonifacio nel 1222. Montecchia fu poi dominata dai Visconti di Milano e dalla Serenissima Repubblica di Venezia, divenendo comune autonomo nel 1745.

Gioiello architettonico del luogo è la chiesa di San Salvatore, in frazione Castello, toponimo che rimanda alla presenza dell'edificio fortificato costruito dai Maltraversi nel X secolo. La chiesa, edificata forse sulle rovine di un tempio pagano, fu costruita nell'XI secolo, ma fu poi pesantemente rimaneggiata. all'interno si trovano affreschi eseguiti tra il XIV secolo e il XVI secolo.

 

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